Oggi ho scoperto i Navigator e quello che dovrebbero fare per i cittadini aventi diritto il reddito di cittadinanza.

Da un po’ si parla di reddito di cittadinanza. Si fa, non si fa, forse si, forse no, sembra di sì, è giusto, non è giusto, ecc… ecc…

Ok. I possibili esiti saranno comunque due. Il reddito di cittadinanza sarà un sussidio fine a sè stesso attraverso il quale un po’ di persone, per un po’ di tempo, potranno rilassarsi un po’ di più; oppure il reddito di cittadinanza sarà una nuova opportunità per chi ha trascurato alcune cose e ha voglia di rimettersi in discussione e riprovarci.

Una cosa è certa. Se si decide di far diventare il reddito di cittadinanza un reale supporto finalizzato al reinserimento sociale, non si può trascurare la necessità di supportare psicologicamente gli interessati.

Cosa c’entrano psicologi e reddito di cittadinanza?

Si parla tanto di integrazione sociale, quello che si trascura è che anche gli Italiani hanno difficoltà ad integrarsi in Italia. Il reddito di cittadinanza sarebbe di fatto un tentativo di facilitare l’inclusione sociale dei tanti che stanno rimanendo socialmente esclusi.

Il supporto psicologico in questo caso non sarebbe comunque di tipo clinico. Lo psicologo non avrebbe la funzione di alleggerire e/o risolvere la sofferenza psichica, ma piuttosto sarebbe quel tipo di supporto utile al rilancio individuale in funzione dell’affermazione di sé e del benessere.

La psicologia è piena di questi studi ed è piena di strategie utili che molti scopiazzano anche male. Fortunatamente, per i counselor la pacchia è davvero finita.

Di fatto, lo psicologo, in ogni suo intervento non fa altro che:

  • Fare una valutazione accurata della natura del disagio e delle difficoltà che il cliente vive;
  • Aumentare la consapevolezza nel cliente circa le ragioni del suo stato attuale;
  • Valutare le motivazioni del cliente e le risorse in atto per il fronteggiamento del disagio;
  • Favorire l’acquisizione di nuove motivazioni e delle risorse mancanti per un fronteggiamento adeguato;
  • Accompagnare il cliente a raggiungere nuove gratificazioni e migliorare la qualità della sua vita.

Nel caso specifico di una persona senza lavoro, bisogna capire perché quella persona è senza lavoro.

È inoccupato perché pigro? È inoccupato per ragioni contestuali? (alto tasso di disoccupazione, scarsi investimenti economici sul territorio, competenze assenti o obsolete, …); è inoccupato perché confuso circa le sue attitudini potenziali, i suoi interessi e i suoi valori? È inoccupato per motivi psicologici? (ansia generalizzata, fobia sociale, …); è inoccupato per altre caratteristiche di personalità? (basso controllo degli impulsi, aggressivo, eccessivamente introverso, ….) ; è inoccupato perché incompetente o magari perché semplicemente qualcosa è andato storto; insomma i motivi per i quali si è inoccupati possono essere davvero tanti. In un mondo sempre più complesso e dalle competenze lavorative non più inscrivibili nelle vecchie logiche: “ io ti dico quello che devi fare e tu lo fai esattamente come ti dico io”; cercare un lavoro, trovare un lavoro e lavorare non è più così scontato. Soprattutto in Italia ed al sud Italia.

A differenza di una generazione precedente, che con scarse competenze reali, trovava un lavoro che era al di sopra delle aspettative, adesso abbiamo una nuova generazione che da un lato ha competenze notevoli che non riesce ad esprimere nei lavori disponibili, dall’altro è priva di competenze e si aspetta di diventare ancora un dirigente regionale.

A questo punto, l’idea di servirsi di professionisti competenti a svolgere funzioni psicologiche come:

  • L’analisi dei bisogni;
  • L’analisi del disagio e delle difficoltà nel trovare un lavoro;
  • Un corretto orientamento;
  • Un adeguato bilancio di competenze;
  • L’elaborazione e lo sviluppo di un progetto formativo semplice o complesso secondo necessità;
  • L’inserimento lavorativo;
  • Valutare la performance individuale;
  • Correggere la performance individuale;
  • Ottimizzare la performance individuale.

non appare così stupida.

Di fatto, se non si agisce su questa linea, il reddito di cittadinanza potrebbe essere l’ennesimo investimento sociale che disperde risorse senza riconvertirle in valore.

Cosa appare ovvio a questo punto?

La psicologia ha una branca interna specializzata in questo: la psicologia del lavoro.

Gli psicologi del lavoro fanno anche questo.

Spero pertanto che le istituzioni non sottovalutino la possibilità di servirsi degli psicologi del lavoro come valide risorse sociali e spero altrettanto che l’ordine degli psicologi non sprechi l’occasione di manifestare la sua presenza.

 

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