Cos’è la noia? perché ci annoiamo? Cos’è il senso di vuoto? e l’angoscia?

Mi sono però venute in mente alcune cose. Noi siamo fatti per fare cose. Gli esseri umani devono fare cose. È la nostra natura. Non siamo più scimmie che amano stare sugli alberi a masticare foglie. Non ci possiamo fare niente. È vero che quando abbiamo troppe cose da fare, ci stanchiamo e magari diventiamo stressati e insofferenti, ma è anche vero che quando non abbiamo niente da fare per un bel po’ soffriamo di più: soprattutto se ci sentiamo anche soli.

Da sempre le persone, all’interno delle loro comunità sono sempre state abbastanza impegnate.

Il tempo per dormire non è mai stato abbastanza. C’era sempre qualcuno che doveva andare al fiume a lavare i panni, qualcuno che doveva riparare il tetto di paglia e qualcun altro che doveva attraversare la foresta per portare buone o brutte notizie. Praticamente l’evoluzione sociale ha portato l’umanità a capire come fare meno cose per stancarsi di meno e per questo certe volte i figli non sono mai stati abbastanza. Forza lavoro semplice da mandare o a zappare o in guerra.  Ora, dopo 200mila anni di storia ci è quasi riuscita. Ma qui viene il bello. Perché se abbiamo sempre lottato per farci sfruttare il meno possibile, adesso il problema è opposto, nessuno sembra volerci più sfruttare e stiamo diventando praticamente inutili.

la cosa ancora più brutta è che se non abbiamo niente da fare ma gli altri invece qualcosa sembrano farla, è ancora peggio, perché siamo anche soli.

L’altra volta ero in macchina e alla radio passa una canzone, che fa così,

ti ricordi quell’estate, in modo anche se pioveva, e poi se tornerai, riconquisteremo il mondo.

Lo so, è una canzone degli 883, ma mi sono commosso lo stesso. Che ci posso fare.

Immediatamente prima mi è tornato in mente un mio carissimo amico che non so per quale motivo non frequento più. Cioè, credo che ad un certo punto della sua vita abbia deciso che non c’era più motivo di frequentarci. Non lo so vero perché. Non abbiamo mai litigato.

E poi una dietro l’altra ho pensato a tutte quelle persone che ci hanno lasciato, anche io avevo nonni fantastici. Insomma, ho pensato a tutte quelle persone che ogni tanto la loro assenza ci fa sentire un po’ più soli.

Nessuna attività da fare + nessuna persona da incontrare = CATASTROFE.

Ti capita? Certo che ti capita.

Ed è un problema.

Perché questa volta vorrei parlare di sta cosa.

Ok, la conosci le passanti di Fabrizio de Andrè? No, non la conosci.

Fa più o meno così

Immagini care per qualche istante
Sarete presto una folla distante
Scavalcate da un ricordo più vicino
Per poco che la felicità ritorni
È molto raro che ci si ricordi
Degli episodi del cammino

Ma se la vita smette di aiutarti
È più difficile dimenticarti
Di quelle felicità intraviste
Dei baci che non si è osato dare
Delle occasioni lasciate ad aspettare
Degli occhi mai più rivisti

In queste due strofe c’è praticamente tutto. Il passato, con tutta la sua malinconia, lascia piacevolezza. Tristezza piacevole. Non è il passato che condiziona il nostro stato emotivo presente, ma è il nostro presente che condiziona il nostro stato emotivo presente. È la spiacevolezza del presente che ci fa idealizzare il passato.

Ti ricordi quando ci siamo raccontati che lo stress è uno stato di tensione emotiva? Te lo ricordi giusto? Praticamente ogni volta che abbiamo qualcosa da fare perché la dobbiamo fare siamo più o meno stressati in modo piacevole o spiacevole. Tutto quello che facciamo serve a riportarci ad un sopportabile o piacevole equilibrio emotivo. Giusto? Giusto.

E cosa succede quando non abbiamo niente da fare? Ci annoiamo. Facile.

La noia non è altro che uno stato personale totalmente privo di ogni tipo di tensione emotiva.

Sei, triste? No. Sei Felice? No. Sei arrabbiato? No. Hai paura? No. Perfetto. Sei annoiato.

La noia è anche bella. Hai presente quando facciamo qualcosa di importante? O raggiungiamo un obiettivo significativo? Bene. Dopo la gratificazione iniziale, quella che segue è una fase di noia. Bellissimo. Quello stato in cui tutto sembra non avere importanza. Siamo soddisfatti e ci godiamo il bel niente. Magari mettiamo un disco che non mettevamo da un bel po’ perché non avevamo neanche il tempo di pensare che l’avevamo ancora.

Bellissimo.

Ma che succede quando questo stato di noia è eccessivamente prolungato? Cominciato ad avvertire il vuoto.

Il vuoto emotivo non è altro che uno stato prolungato di noia. Uno stato in cui non solo non facciamo niente, ma non abbiamo un piano, un programma, delle aspettative. Mamma mia.

Bruttissimo.

La fregatura delle fregature è che il vuoto può diventare angoscia e l’angoscia  è devastante.

L’angoscia è quel peso insostenibile fatto di vuoto, disperazione e ansia.

Una tristezza profonda determinata dalla sensazione di non avere niente, nemmeno la speranza. E l’ansia determinata dalla sensazione di non avere possibilità o capacità di poterne uscire fuori. Mamma mia.

E quindi che si fa. Come che si fa. Non ci stiamo cominciando a capire?

Fai qualcosa. Cosa? Qualsiasi cosa mannaggia. Non lo sai? Lo so.

Almeno comincia a pensarci.

Serve un piano.

Anche perché il rischio è che la fase successiva sia cominciare a pensare al suicidio e poi cominciare seriamente a prenderlo in considerazione. Cioè il suicidio sembra una via d’uscita e paradossalmente il piano per la nostra vita diventa pianificarne la fine. Non scherziamo.

Hai mai avuto il commodore 64? Io si. Ogni tanto mi ricordo quanto era bella giocare col commodore, ma diciamoci la verità i giochi facevano schifo. Erano bellissimi ma rispetto a quelli di ora, facevano schifo. Cioè solo chi non si gode la realtà continua a credere che era meglio prima.

Io i nonni non li ho più però quando guardo i miei figli con i miei genitori mi rendo conto che sono tornati.

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