È più importante la nostra casa o il nostro contesto e la nostra città?

Entrambi sono il nostro ambiente vitale. Se dovessimo dare una spiegazione minima  di cos’è la psicologia, potremmo semplicemente dire che la psicologia studia semplicemente il comportamento degli esseri umani in interazione con l’ambiente.

E per ambiente intendiamo tutto ciò che non siamo noi, cioè tutti i contesti con cui interagiamo e che abitiamo.

Il 10 Ottobre ho lanciato un sondaggio per 6 giorni. Chiedevo se per vivere meglio era più importante la casa che abitiamo o il contesto/città che viviamo.

Entrambe le cose sono fondamentali e contribuiscono alla qualità della nostra vita: ma cos’è un po’ più importante?

Qui potremmo entrare nel campo dell’opinione e del ragionamento puro. Anche perché non so se ci sono studi scientifici al riguardo.

In ogni caso devo ammettere che le risposte e i risultati mi hanno stupito.

Avete risposto solo in 65 ma mi sento di commentare e generalizzare questo risultato.

Conosco quasi tutte queste 65 persone. Vi conosco quasi tutti, e molti di voi avete risposto diversamente da come mi sarei aspettato.

46 avete detto che il contesto è più importante, 19 la casa.

La qualità della nostra vita dipende da molteplici fattori: dal nostro aspetto e dalla nostra formazione, dalla nostra salute fisica e psicologica, dalla nostra famiglia, dal nostro partner, dai nostri soldi, dal nostro lavoro, dai nostri amici e da tutto quello che per le persone è importante: casa e città comprese.

Sono rimasto stupito perché esattamente come credo io, il risultato condivide le mie credenze.

Razionalmente avete risposto che è un po’ più importante il contesto ed io sono d’accordo e ora provo a dire perché.

Se vi va, poi dite la vostra. In ogni caso devo specificare che anche chi tra voi non ha una casa, ha risposto, contro-intuitivamente, che è più importante il contesto.

Io la vedo così:

Il contesto facilità o ostacola l’acquisizione degli altri fattori che regolano la qualità della nostra vita.

Una buona città con tutti i suoi servizi può permetterci di rimanere in forma, di studiare, di trovare migliori opportunità lavorative, risorse, famiglie, una bella casa,  ecc…

Una città meno buona invece può ostacolare se non compromettere l’acquisizione di tutte le cose che per noi sono importanti.

In poche parole il contesto in cui nasciamo e viviamo influirà significativamente sulle persone che siamo e saremo.

A parità di condizioni iniziali individuali e di motivazioni personali la nostra città faciliterà o ostacolerà la realizzazione dei nostri sogni o quanto meno il soddisfacimento dei nostri bisogni primari.

Le persone che vanno via, praticamente, o hanno sogni molto grandi o non possono soddisfare neanche i livelli minimi dei loro standard per avere una qualità della vita desiderabile: praticamente un lavoro.

Inoltre IL CONTROLLO che possiamo esercitare nelle scelte che riguardano la nostra casa, la nostra famiglia, i nostri soldi, il nostro lavoro, il nostro aspetto, la nostra formazione, è sicuramente maggiore di quello che possiamo esercitare sul nostro contesto e la nostra città. Cambiare aspetto è sicuramente molto più facile che cambiare la nostra città o trasferirci direttamente da qualche altra parte.

Anche perché riuscire ad integrarsi adeguatamente nella propria città o in un’altra dipende anche dal nostro aspetto.

“Integrarmi nella mia città?”…

Esattamente, hai capito bene.

Quando lavoravo al CARA di Mineo, i richiedenti asilo credevano che loro si dovevano integrare mentre gli italiani erano integrati di fatto.

Niente di più sbagliato

Quando chiedevo ai richiedenti asilo: “cosa significa per te integrarsi?”; rispondevano prevalentemente o “andare d’accordo con gli Italiani” o “rispettare le leggi dell’Italia”.

Non dirmi che sei d’accordo.

Integrarsi significa abitare una società.

Ognuno di noi è integrato quando riesce ad abitare in modo soddisfacente una società. Essere integrati significa essere un membro di una società perché se ne riconosce il valore. La sintesi perfetta dovrebbe essere: chi è integrato migliora la società perché la società lo migliora.

In poche parole in Italia ci sono un sacco di italiani non integrati o integrati solo parzialmente e che vivono la società ai margini o in condizioni di isolamento.

Questo succede per i motivi più svariati, in ogni caso è responsabilità di una società inclusiva adottare tutte le strategie per limitare condizioni di isolamento e di disagio al minimo. La società deve almeno tentarlo.

E rispettare le leggi serve per integrarsi? Neanche. O meglio. Una persona che vive in modo responsabile una società, non se lo pone nemmeno il problema. Mica un cittadino perfettamente integrato si pone questa domanda: “aspé, questa cosa si può fare o viola la legge?”. Chi è integrato vive i valori della società che abita. Tant’è vero che al contrario chi è perfettamente integrato in una società eventualmente si fa portatore di nuovi valori e le leggi le cambia: possibilmente assecondando principi di progresso, sviluppo e benessere diffuso.

Comunque, per chiudere, direi che sono d’accordo, meglio abitare in baracca a berverly hills piuttosto che una villa nelle bidonville. Sarebbe più facile trovare e permettersi una casa decente a beverly hills che aspettare che le bidonville diventino Parigi.

Ma è solo la mia opinione e potrei sbagliarmi.

Se posso permettermi un po’ di retorica, basterebbe davvero poco per migliorare Palermo e la Sicilia per attrarre nuovi investimenti e nuove opportunità. Ma non dipende da me. Almeno non ancora. Ognuno di noi però potrebbe fare la sua piccolissima parte.

Comincerei comunque a suggerirti che il nostro contesto non è più solo la nostra città.

Viviamo sempre più contesti allo stesso tempo e dobbiamo essere consapevoli di tutti i contesti che abitiamo, perché tutti contribuiscono alla qualità della nostra: a cominciare dal nostro quartiere, passando per la nostra città, la nostra regione, tutte l’Europa e tutto il mondo.

Se 100 anni fa ad un cittadino di un qualsiasi paese sperduto della Sicilia e di Palermo, bastava conoscere e muoversi nella sua piazza e magari visitava Palermo una sola vota nella vita, oggi questo non può più bastare. Sarebbe autocondannarsi all’esclusione e all’isolamento. E da chi dipende la possibilità che possiamo muoverci più agevolmente? Sempre dalla nostra città con i suoi servizi di mobilità; OLTRE CHE DA NOI.

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