La forza di volontà non esiste. Esiste la motivazione!

Tutti parlano di motivazione. Online sono tutti motivatori. Tutti dicono che serve la motivazione.

Migliaia di pischelli fanno video per motivarti. Mi viene da ridere.

Tutti counselor e coach del “se vuoi puoi”. Se vuoi, puoi un cazzo. Motiva sta minchia.

Allora ti dicono:

“Serve forza di volontà”.

Che concetto fascista. La forza di volontà non esiste. Altrimenti avremmo tutti vite perfette e vivremmo un mondo shock.

La forza di volontà viene da una vecchia concezione in cui si credeva che il comportamento umano, dei veri uomini, era funzione della loro forza interiore. Più eri potente più allora non ti facevi sottomettere dagli impulsi e dai bisogni ed eri praticamente un super uomo. Gli altri erano coglioni.

Ma allora. Qual è la verità.

Cos’è la motivazione?

Mi scuso con i miei colleghi veri che leggeranno una serie di cose per loro banali. E vabbè.

Allora, il concetto di motivazione nasce dalla necessità di spiegare i comportamenti reali degli individui anche quando apparentemente si discostano dai loro atteggiamenti e dalle loro intenzioni.

Perché le persone fanno una cosa ma ne vorrebbero fare un’altra? Di fatto è quello che succede.

Da allora, gli psicologi hanno cominciato ad osservare e studiare tutti i fattori che determinavano i comportamenti.

Alcuni dicevano: “I comportamenti sono il risultato di fattori interni: personalità, interessi, valori, bisogni fisiologici” (motivazione intrinseca).

Altri dicevano: “ma nooo, i comportamenti sono il risultato delle richieste dell’ambiente esterno. Condizionamenti sociali, morale comune, premi e ricompense, ecc…” (motivazione estrinseca).

Altri ancora hanno capito che in realtà non ci comportiamo solo per fare cose, ma soprattutto molto spesso facciamo cose per non farne altre. Ad esempio ogni volta che guardiamo passivamente la televisione per rinviare l’andare a buttare l’immondizia. Oppure rimanere a casa perché uscire con gli amici ci imbarazza anche se vorremmo tanto farlo.

Oggi sappiamo che ogni nostro comportamento è il risultato di tanti motivi e che soprattutto ogni nostro comportamento ha la funzione di riequilibrare la nostra emotività. Ad esempio, un tizio mi supera per strada come un pazzo da destra, mi arrabbio e gli grido dietro. Non appena gridiamo il livello della rabbia scende immediatamente. Ogni nostro comportamento quindi ha lo scopo di farci stare più tranquilli. Tutti i nostri comportamenti, anche quelli apparentemente più inutili ci procurano benefici. TUTTI! Il problema è che molti comportamenti ci procurano benefici nel breve termine ma costi nel lungo termine.

Ad esempio: oggi non vado a scuola. Ah che bello rimango a casa. Domani non vado a scuola. Ah che bello rimango a casa. Oggi devo essere interrogato. Che palle non entro. Domani ci vado. Dopo un anno sono bocciato. Chi non è stato mai bocciato è bravo. Io lo sono stato al primo anno di superiori. Evvai.

Allora cosa significa motivare? Motivare significa tante cose.

La più semplice è riconoscere e far riconoscere Valori ed interessi per riorientare i comportamenti verso quello che è importante davvero per l’individuo per non lasciarli in balia delle camurrie e di tutte quelle cose che si fanno per timore e per pigrizia.

Altra cosa importantissima è quella di riscoprire il piacere di comportarsi per sé stessi e non per gli altri e quindi slegarli dalle ricompense esterne.

Ad esempio, quando lavoravo al CARA provavo a riorientare la motivazione ad apprendere l’Italiano dei richiedenti asilo svincolandola dalle ricompense formali esterne, del tipo: “bravo hai studiato, teccà 10 e lode e il certificato”, per far scoprire che imparare l’Italiano era utile a loro e quindi bello e gratificante.

Una cosa è che imparo l’Italiano perché mi aspetto un premio.

Una cosa è che imparo l’Italiano e sono soddisfatto di quello che ho fatto perché da quel giorno ESISTO e non sono più invisibile (riprova sociale, reciprocità e gratificazione).

Adesso torniamo alle minchiate dell’autorealizzazione tanto promossa dai counselor e dai life coach non psicologi.

Allora. È vero che ognuno di noi dovrebbe tendere alla realizzazione di sé. Ma allora perché ci sono persone che sembra che se ne fregano della loro autorealizzazione? È semplice e ormai storia delle scoperte della psicologia scientifica.

I bisogni degli individui sono stati gerarchizzati e descritti da vari modelli. Uno dei più famosi è sicuramente quello di Maslow.

Maslow ha fatto un lavoro assurdo su praticamente tutta la popolazione del mondo e ha capito che i bisogni delle persone sono solo 5 e che quello di realizzarsi è solo il quinto che non può essere soddisfatto a meno che non vengono prima soddisfatti gli altri 4.

Anzi, mi correggo, non è che non può essere soddisfatto. È che alle persone proprio non gliene frega niente di realizzarsi se muoiono di fame. Questo è il punto. Manco ci pensano ad essere amati se si stanno facendo sotto.

Quindi, la nostra motivazione intrinseca, cioè i nostri bisogni interni sono sottomessi, tutti prima di ogni cosa alla nostra fisiologia. Se ho sonno che non mi reggo in piedi, o sto morendo di fame conta solo quello. Dormire e mangiare. Stop.

Subito dopo rientrano i cosiddetti bisogni di sicurezza, di protezione e di conservazione di sé.

Praticamente dopo che sono fisicamente apposto allora mi chiedo: “sono al sicuro? Dove dormo stanotte? Le mie cose sono protette? Se mi sento minacciato me ne frego di andare d’accordo con la gente o di conoscere le persone.

Se penso di aver un posto sicuro per dormire, una sufficienza economica e qualcosa da mangiare costantemente, allora comincio a pensare che le relazioni sono importanti.

A questo punto le persone conoscono persone.

Ad un certo punto quando le persone pensano di avere relazioni a sufficienza cominciano a preoccuparsi di essere volute bene, stimate ed amate. Per questo un vero povero se ne frega della pace nel mondo e del fatto che gli vuoi bene. Se un vero povero ruba, manco ci pensa che potrebbe perdere la sua libertà.

Il numero per ognuno di noi è variabile.

A questo punto però le persone cominciano a fare cose prevalentemente per gli altri più che per sé stessi.

Solo allora, quando le persone vivono relazioni soddisfacenti ed appaganti allora cominciano a preoccuparsi davvero di sé stesse.

Funziona così. È praticamente inutile quindi agire sulla motivazione all’autorealizzazione delle persone se le persone non sanno dove passeranno la notte.

Fateci caso, i bambini che sono in compagnia e che si divertono con i compagnetti, se hanno fame, che fanno continuano a giocare? O se hanno sonno che fanno, si preoccupano di offendere il compagnetto o si vanno a coricare?

Comunque, il discorso è lunghissimo e non può essere banalizzato così.

È vero che gli psicologi lavorano sulla motivazione e che di fatto sono motivatori, ma non nell’accezione comune del termine da 4 soldi.

Gli psicologi cambiano la motivazione senza dire che stanno cambiando la motivazione ne tanto meno fanno prediche o incoraggiano con: “ce la puoi fare. dai. dai. dai”.

Ricordiamoci che ogni nostro comportamento non è determinato quindi dalla nostra forza di volontà, ma da tutti i motivi (che lo reggono), la motivazione non è una ma è fatta di motivi anche in contrasto tra loro.

Ad esempio: perché ogni mattina vado a buttare l’immondizia al centro di raccolta differenziata anche se mi siddia troppo?

Guarda questo schema

  • Perché se no la casa diventa un porcile; (fastidio, tensione emotiva negativa)
  • Perché mi piacerebbe davvero vivere un ambiente pulito e decoroso anche esterno; (Valori)
  • Perché se no mia moglie si attacca in testa; (evitamento di punizione)
  • Perché se lo faccio mia moglie mi dice bravo e mi dà un bacio; (ricompensa).

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2018-11-14T19:30:44+00:00By |0 Commenti