Cos’è la nostalgia? Perchè non è malinconia?

Come avrai visto dal video, quando ero piccolo avevo il commodore 64.

Mi ricordo che una delle cose che mi piaceva di più era “programmare”. Ero convinto di programmare come la maggior parte delle persone che avevano un commodore.

L’altra volta, appunto,  su youtube, non so come, mi è stato suggerito di vedere un video sul commodore.

Immediatamente sono stato preso dalla nostalgia di quei tempi in cui Palermo era piena di programmatori di tutte le età.

Subito ho pensato: “vediamo se su amazon vendono il commodore 64”.

Ho scoperto quindi che esiste una versione di commodore per i nostalgici che costa pure poco. Lo stavo per comprare ma poi ho pensato:“Perché devo rovinare i miei ricordi. Quello che non c’è più, non c’è più e bisogna accettarlo”. Quello che comprerei non sarebbe mai il commodore 64. Ogni nostra esperienza con cose o persone assume un determinato valore solo in precisi contesti. Giocare col commodore oggi non avrebbe nessun valore perché sono cambiati i tempi ed i contesti. Se lo comprassi avvertirei solo una profonda delusione e rovinerei tra l’altro anche i miei ricordi.

In psicologia, La nostalgia viene descritta come l’emozione a metà tra la gioia e la tristezza.

La nostralgia è quella sensazione che proviamo quando il nostro umore si abbassa leggermente pensando ad episodi piacevoli della nostra vita. Allora abbiamo voglia di tentare di rivivere quei giorni andati e magari li riviviamo intanto con la fantasia.

La fregatura è quando ci ancoriamo così tanto forte al passato che la nostra nostalgia diventa malinconia e più raramente anche depressione.

Questo succede quando pensiamo che i tempi andati erano i migliori che avremmo mai potuto vivere e che averli persi rende la nostra vita priva di senso e significato.

Per questo motivo non ho comprato la nuova versione di commodore.

Comprandola non avrei mai comprato il commodore ma solo la voglia di tornare a vivere qualche ora quando ero bambino.

Diventare grandi significa anche questo. Sapere che ci sono cose e persone che fanno parte del nostro passato e lo scopo del presente non è quello di rivivere vecchie esperienze ma quello di costruirne di nuove.

Mi viene in mente le passanti di De Andrè quando dice:

Ma se la vita smette di aiutarti
È più difficile dimenticarti
Di quelle felicità intraviste
Dei baci che non si è osato dare
Delle occasioni lasciate ad aspettare
Degli occhi mai più rivisti

Allora nei momenti di solitudine
Quando il rimpianto diventa abitudine
Una maniera di viversi insieme
Si piangono le labbra assenti
Di tutte le belle passanti
Che non siamo riusciti a trattenere

 

Stavolta possiamo sostituire la parola “passanti” con qualsiasi altra cosa o persona ci viene in mente.

È la bruttezza del presente che a volte illude le persone di aver già vissuto i migliori giorni della loro vita. Non è raro comunque che approfondendo la qualità dei ricordi, quei giorni sono sì caratterizzati da bei momenti ma non da momenti perfetti. A volte il nostro cervello filtra tutto quello che non vogliamo ricordare o riconoscere solo per consolarci.

Per stare bene non dovremmo, per questo, idealizzare il passato ma solo impegnarci per riavere un futuro desiderabile.

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