Ius Soli, sciopero della fame e altre minchiate.

In questi giorni non capiamo se i bambini figli di stranieri ma nati in Italia debbano essere considerati italiani. Alcuni esponenti del mondo politico e culturale italiano per affermare il loro consenso non mangiano: in ultimo Renzo Piano ( qui )

Cioè, io voglio una cosa e per farti capire che la voglio così tanto non mangio . ahahahahahah.

Stanno scherzando? Come i bambini. Quando un bambino fa i capricci perché vuole una cosa che fa? Non mangia. E se ancora non gliela dai che fa? Si butta a terra.

Ma perché anche i grandi fanno così?

Fondamentalmente le società umane, utilizzano il cibo per veicolare arbitrariamente infiniti messaggi. Il cibo è un simbolo così come la croce.

Da sempre le persone vengono giudicate da come si nutrono e dal rapporto che hanno con il cibo.

A noi basta sapere che così come un grasso è considerato debole e inaffidabile perché non riesce a controllare i propri impulsi. Al contrario, qualcuno che riesce a rinunciare a nutrirsi è considerato quasi un DIO e quindi portatore di verità. Da sempre gli asceti ed i mistici affermano e dimostrano la loro vicinanza a Dio rinunciando alla propria alimentazione. In tutte le religioni più importanti i momenti di digiuno testimoniano la propria fede.

Ma perché ancora oggi, quelli che dovrebbero rappresentare l’intelligenza ed il progresso sociale fanno queste minchiate?

Qual è il problema. Pensi una cosa? Spiegami perché la pensi e se ne sei capace convincimi.

Cioè, se tu non mangi, quello che dici dovrebbe essere giusto? Anche questo comportamento è contro natura.

Stai metaforicamente lottando? Devi avere energie e senza mangiare sei più debole sia fisicamente sia psicologicamente.

Nel ventunesimo secolo non abbiamo ancora imparato ad essere razionali. Ogni nostro pensiero e comportamento è ancora eccessivamente determinato dalla nostra emotività.

Da sempre l’umanità per fronteggiare il nemico costruisce armi e barriere sia fisiche che simboliche.

Ogni nostro comportamento è finalizzato a riequilibrare la nostra emotività. Quando la maggior parte delle persone pensa che i figli di immigrati potranno essere una minaccia per gli attuali abitanti di questa nazione, il modo migliore per ritrovare la serenità è affinare le armi e costruire muri. In Italia, tutto questo da un bel po’ si chiama burocrazia.  Stiamo discutendo del fatto che se un bambino nato in Italia ma non l’ha scritto su un pezzo di carta non è Italiano?

Dovremmo cambiare prospettiva. Ci siamo abituati troppo alla carta per definire la nostra identità. Ormai io sono Omosessuale se il comune me lo certifica. Sono bravo se lo dice la maestra di 80 anni rincoglionita su una pagella. E sono un cittadino Europeo se quattro teste di cazzo che sanno far tutto eccetto che produrre valore non dicono che lo sono?

Vabbè, riflettiamo un attimo prima che mi infogno.

Io non devo capire perché se un bambino nasce in Italia è Italiano. Io vorrei capire perché se un bambino nasce in Italia non debba essere considerato Italiano.

Lasciamo stare i concetti politici di nazione, stati e compagnia bella che prima o poi verranno superati.

Ormai dovremmo aver assunto il concetto di uguaglianza e dalla caduta del comunismo uguaglianza non significa più che dobbiamo avere le stesse cose, ma piuttosto la possibilità di poter avere tutti le stesse cose. Le nazioni moderne si muovono ufficialmente in questa direzione.

La sintesi politica comune alle nazioni  moderne è: “io Stato creo le condizioni di partenza più o meno simili a tutti, poi sta a te”. Adesso come fa il nostro stato a dire: “no, tu sei diverso, però tranquillo, vai a scuola e al supermercato”.

Io me ne frego dello IUS SOLI. È solo un dibattito per far sentire diverse alcune persone. Esattamente come il vecchio dibattito sulle unioni civili. Nessuno può definirmi con la burocrazia.

Da psicologo cerco sempre di strutturare l’identità delle persone a prescindere dalle etichette. Perché io sono semplicemente io e tu sei semplicemente tu.

Se fossi un immigrato in Italia direi a mio figlio: “fregatene di quello che dicono gli altri. Tu studia, lavora e sì un vero amico. Migliora con la tua presenza la vita degli altri, quello che esiste ed esisterà. Solo i deboli ti allontaneranno.  Se i deboli saranno molti vattene come ho fatto io. Da qualche altra parte potrai esprimere il tuo valore. Ma stai attento, non farmi fare brutta figura e non sprecare questa possibilità che ti ho dato rischiando la mia vita”.

Ora, poesia a parte, qualcosa di più potente delle nazioni esiste già e si chiamano multinazionali. Chi trova lavoro nelle multinazionali? Chi ha un passaporto o chi ha competenze? Il discorso cittadinanza è quindi già superato. Io direi semplicemente di stare attenti a tenerci i migliori a prescindere dai colori. Qua i migliori se ne vanno anche col passaporto e noi stiamo ancora a discutere di appartenenza come facevano i nobili. Che fine ha fatto la nobiltà? Conosci qualcuno? Ricordiamoci che storicamente i territori hanno progredito ogni qual volta i popoli si sono incontrati.

Ricordiamoci soprattutto che  tra fratelli non ci si può sposare perché si genererebbero mostri.

Al futuro marito di mia figlia non chiederò mai: “di chi sei figlio o da dove vieni”; ma: “che sai fare?”.

Sarei un cretino altrimenti.

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2017-10-09T15:37:09+00:00By |0 Commenti

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