Perché odiamo.

Negli altri contributi del blog ci siamo raccontanti perché ci arrabbiamo, perché ci spaventiamo o perché siamo tristi.

Stavolta, con la psicologia,  proviamo a capire perché odiamo.

L’emozione dell’odio è il disprezzo ed è un’emozione complessa.

La nostra storia evolutiva ci ha dato anche questa. Ma perché. Tutto ciò che il nostro DNA ha conservato ci è servito per sopravvivere.

Sono sopravvissuti più facilmente tutti quegli individui che erano anche capaci di odiare e disprezzare. Non solo di amare. Ma perché.

In che modo l’odio può esserci utile oggi.

Fondamentalmente la nostra mente è progettata per dividere gli altri in simili a noi e diversi da noi.

Quelli simili a noi dobbiamo proteggerli per esserne protetti. Quelli diversi da noi dobbiamo distruggerli per non esserne distrutti.

Facilissimo.

È un processo automatico della nostra mente. Ma certe volte la nostra mente ci frega. Che vuol dire simile o diverso da noi?

A secondo dei contesti, i diversi diventano simili e i simili diventano diversi.

Allo stadio a Palermo, Palermitani e Catanesi sono nemici, ma a New York sono fratelli. Non è così?

La nostra mente inoltre traduce l’emozione in pensieri e viceversa.

Solitamente se ragioniamo in termini di “NOI”, la nostra mente ci dice che noi siamo più corretti, più intelligenti, moralmente superiori e più degni di rispetto.

La fregatura sapete qual è? Che molto spesso il favoritismo verso il proprio gruppo, non sempre si traduce in “noi dobbiamo stare meglio”, ma spesso è “l’importante è che gli altri stiano peggio”. Paradossalmente per far stare peggio, di noi, gli altri, a volte non ci accorgiamo che anche noi stiamo peggio. Perché, capita che quando chi è diverso da noi soffre, il nostro cervello rilascia dopamina, la sostanza del piacere, esattamente come quando facciamo l’amore, mangiamo zucchero o giochiamo d’azzardo. Bella fregatura evolutiva.

E gli altri? Quindi chi sono gli altri?

Lo psicologo neurobiologo Robert Sapolsky li divide in tre categorie sulla base delle emozioni prevalenti suscitate.

Immaginiamo che gli altri non sono come noi. Se noi proviamo le giuste emozioni, siamo buoni, siamo rispettosi, leali, corretti, bravi, ecc… gli altri di conseguenza non sono come noi in queste cose.

Alcuni saranno più o meno bravi, altri saranno moralmente spregevoli, altri non provano emozioni, sono stronzi e più elementari, ecc….

In poche parole possiamo cominciare a dividere gli altri su due dimensioni principali, quella della competenza e quella del calore umano.

Gli altri, sono competenti come noi, di meno o di più? Perché se sono più o meno competenti noi possiamo avere più o meno ansia rispetto a quanto possono essere più bravi e batterci; o meno bravi ma più pericolosi perché non potrebbero batterci ad armi pari.

Un’altra importante dimensione discriminante noi-loro è quella del calore umano che se percepito molto basso può generare disgusto. D’altro canto, gli animali provano emozioni come le proviamo noi? Gli scarafaggi sicuramente no, per questo se muoiono ce ne freghiamo.

Il disgusto è un’emozione primaria, elementare e viscerale. Proviamo disgusto in automatico. Siamo geneticamente determinati ad essere disgustati per tutto ciò che potrebbe contaminarci, ucciderci e farci ammalare. Ad esempio gli scarafaggi generano disgusto automatico in gran parte degli esseri viventi.

Il fare schifo è la loro difesa naturale.

Noi umani non abbiamo però solo il disgusto fisico, che fa già tanto, ma anche il disgusto morale che è peggio.

Chi ci disgusta non è come noi perché non prova quello che proviamo noi. Gli altri in questo caso sono insensibili, immorali, scorretti, opportunisti, sleali, ecc…

In che modo allora queste due dimensioni si mettono insieme per generare Odio?

psicologia dell'odio

Guarda l’immagine, ipotizziamo che ognuno di noi tende a mettersi in alto a destra. Tra gli individui con alto calore umano e alta competenza. Non importa se siamo bianchi, neri, cattolici, musulmani, di sinistra, di destra, ecc… ogni volta che la nostra mente ci inquadra in un gruppo, in automatico quel gruppo diventiamo noi.

Per questo ho insegnato alla mia mente che io sono semplicemente io.

Gli individui che percepiamo invece ad alta competenza ma a basso calore umano invece chi sono? Quelli più ricchi di noi, perché forse sono più bravi, ma come sono diventati ricchi? Sicuramente fregando la gente. Perché sono insensibili, stronzi, opportunisti, ecc… Non è così? È un pensiero automatico. Noi ce lo meriteremmo di più e loro non se lo meritano. Quelli che mettiamo in questo quadrante generano in noi prevalentemente invidia negativa. Perché la nostra mente ci suggerisce: “lui non se lo merita e dovrebbe perdere”. Anziché invidia positiva del tipo: “mi piace quello che ha X, farò in modo di averlo pure io; magari provo a capire come ha fatto e mi impegnerò altrettanto”.

Le persone che percepiamo invece come non competenti ma dall’alto calore umano sono quelli che potremmo essere noi o che probabilmente saremo noi. Ad esempio gli anziani, i disabili, i genitori, ecc… In questo caso potremmo provare tristezza e colpa.

E quindi? Chi odiamo? Odiamo quelli che percepiamo senza competenza e senza calore umano. Quelli che ci fanno provare insieme alti livelli d’ansia e di disgusto. Quando queste due emozioni si mettono insieme generano disprezzo. La nostra mente ci dice: “annienta chi disprezzi”. Non è così difficile immaginare che la cosa più semplice è reagire con aggressività che non necessariamente deve essere rabbia.

Per questo motivo molti in questo momento non si percepiscono come aggressivi, perché non provano rabbia ma obbediscono automaticamente ad anacronistiche logiche viscerali evolutive e culturali.

Quindi è sbagliato odiare? Non lo so. Sicuramente non voglio bene a tutti e soprattutto non ne ho motivo.

E so io chi metto nel mio quadrante in basso a sinistra. L’importante è che lo so e so anche perché la mia mente mi suggerisce di fare questo. Stiamo attenti a quando la mente ci prende in giro, fidatevi che lo fa molto spesso.

Prova a riempire tu i tuoi quadranti e chiediti? Perché metti questi gruppi di persone li? Cosa credi di loro? Cosa te lo fa credere? Quanto è vero quello che pensi? Quanto è giusto? e soprattutto quanto ti è utile?

In che modo la tua vita migliora o migliorerebbe eliminando quelle persone? Lo credi davvero?

Considera che ogni volta che usi la parola “noi” ti percepisci inscritto ad un contesto più o meno ampio dal locale, all’internazionale, dal tuo circolo di quartiere al tuo gruppo virtuale allargato.

Ti sei mai chiesto quando “l’altro” sei tu cosa pensano di te gli altri che si dicono “noi”?

Dovresti aver già capito che quando l’altro sei tu gli altri pensano che: “fai schifo, sei uno stronzo, quello che hai non te lo meriti, sei scarso, sei scorretto, opportunista ed un figlio di puttana”.

Come ti fa sentire questo?

 

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