La fiducia ai tempi del Corona Virus.

La psicologia della fiducia.

A chi dobbiamo dare fiducia per la gestione del Corona Virus?

Abbiamo un altro problema. Quello della fiducia. Dare fiducia significa credere. E Quando siamo stressati credere è più difficile. Lo stress non è altro che una condizione di tensione emotiva prolungata. In questo momento siamo tutti più ansiosi, arrabbiati e tristi. È ovvio che siamo stressati. Di questo però ne parliamo un’altra volta. La paranoia però è un effetto collaterale dello stress. E avere paranoie non significa essere annoiati, significa avere sospetti. A chi dobbiamo credere quindi. Chi ci dice la verità. Anche perché sulla base di quello che crediamo vero, ci comportiamo. La fiducia è così difficile da costruire e così facile da rompere. Per costruirla servono un sacco di esperienze positive. Per romperla ne basta una negativa.

Ma la fiducia rimane una cosa importante. Tutte le cose che non facciamo per il nostro puro piacere dipendono da quello che ci promettono gli altri. Anche perché certe volte quello che facciamo non lo vogliamo noi ma lo vogliono gli altri.

La fiducia è un concetto chiave in tutta la psicologia cognitiva ed abbraccia, sia la psicologia clinica, sia la psicologia sociale, sia la psicologia del lavoro.

“Rimanete a casa”. Ma perché. Lo stato ci chiede fiducia in cambia della nostra salute e della sopravvivenza dello stato stesso.

“Manda il curriculum” L’azienda ci chiede fiducia quando pubblica un annuncio di lavoro.

Stai tranquillo Pà. Prima gioco e poi studio. I figli ci chiedono fiducia.

O tuo padre che ti diceva: “appena torno giochiamo e poi non giocava mai con te”.

Tu, quando hai imparato che gli altri non devono avere la tua fiducia. E da chi l’hai imparato?

Fidati, se l’hai imparato, l’hai imparato molto prima di quello che credi.

Tutti ci chiedono fiducia e noi valutiamo come degni della fiducia, quelli che in passato si sono comportati coerentemente a quello che ci avevano promesso.

Per questo dilaga la mancanza di fiducia.

Anche perché ognuno di noi ha le proprie aspettative che spesso non coincidono con chi ci promette qualcosa. La camurria è che il risultato finale non dipende solamente da chi promette ma anche dalla qualità di quello che facciamo noi.

Se qualcuno mi dice che mi troverà un lavoro, io devo prima di tutto saper fare qualcosa.

Se mia figlio mi dice che studierà io devo essere stato capace prima di tutto di fargli capire quanto è importante studiare.

Se lo stato mi dice che gli ospedali sono gratis e funzionano, io prima di tutto devo assicurarmi di contribuire con le mie tasse e di eleggere buoni amministratori.

Altrimenti certo che si rompe la fiducia e quando si rompe la fiducia nascono i conflitti.

I nostri comportamenti in cambio di fiducia dipendono solo da tre cose:

  • DESIDERABILITÀ della ricompensa;

Prima di tutto dobbiamo desiderare quello che ci viene promesso in cambio.

Se ad esempio dico a mia figlia: “se metti in ordine la tua stanza andiamo al bio parco”, do per scontato che mia figlia voglia andare al bio parco.

Oppure se la barilla ti dice: “se raccogli i punti ti do questo piatto”, significa che la barilla crede che tu voglia quel piatto.

Questo però non basta. Serve pure,

  • Il nostro senso di AUTOEFFICACIA,

Dobbiamo praticamente credere di avere la capacità di poter fare quello che ci viene chiesto. Anche se mia figlia volesse andare al bio parco ma non crede che riuscirà a mettere in ordine, allora neanche comincerà a farlo. Esattamente come mia nonna non cominciava nemmeno a raccogliere i punti della barilla perché pensava che non avrebbe mai finito in tempo.

Queste due cose però non bastano. Per noi fare quello che ci viene chiesto di fare non basta che desideriamo quello che ci viene promesso e non basta che crediamo eventualmente di esserne capaci.

Un’altra delle condizioni necessaria è:

  • La FIDUCIA,

praticamente se mia figlia non ripone abbastanza fiducia in me, e pensa che anche se mette in ordine io al bio parco non ce la porto, allora mia figlia non metterà lo stesso in ordine la sua camera.

Così come se mia nonna avesse pensato: “vabbè, tanto anche se li raccolgo il piatto non me lo mandano”.

Per questo motivo ognuno di noi non crede alle pubblicità con scritto: “clicca qui, che hai vinto un milione di euro”. Manco un click facciamo perché la fiducia attribuita a quel messaggio è 0.

Tra complotti, bufale e cospirazioni

Allora perché crediamo a tutti i messaggetti complottisti che ci arrivano in una vignetta fatta a muzzo. Putin dice: “…”. E tutti bravo putin. Ma chi te l’ha detto che putin dice sta cosa. Accendiamo il cervello mannaggia. Come fai a dare fiducia a una vignetta. Facile, perché quella vignetta azzera la tua responsabilità. Non ti chiede niente in cambio. Tu non devi fare niente. Fare qualcosa per avere richiede impegno. È più facile pensare: “non te lo meriti, piuttosto che non lo so fare”.

Anche per questo le persone continuano ad uscire o a cazzeggiare.

Ma ci sono pure persone che non necessariamente non hanno fiducia o consapevolezza. Magari non credono di poter riuscire a rimanere a casa perché non hanno le risorse necessarie per farlo. Gente senza una lira. Come fa a rimanere a casa. Persone che non possono fare la spesa. Come fanno a rimanere a casa. Il supporto sociale però non mi risulta che stia mancando ma potrei sbagliarmi.

Invece se qualcuno ti dice che devi fare qualcosa in cambio per avere la ricompensa allora cominci a dire: “ma picchì”.

E’ al telegiornale ci dicono che le istituzioni vengono percepite lontane. Ma è vero. Le istituzioni vengono percepite lontane”. È così via.

La rottura del senso istituzionale è praticamente tutta qui

Detto in modo spicciolo:

  • Ogni cittadino pensa che nello stato sono tutti ladri;
  • Lo stato pensa che ogni cittadino è un evasore.

Non c’è fiducia. Per questo potremmo approfittare di questo momento per ricostruire la fiducia reciproca. Ognuno deve fare esattamente quello che ci si aspetta dall’altro. Il primo che sbaglia, fuori per sempre dai giochi e stavolta senza pietà.

 


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