Cosa fanno i NAVIGATOR? Finalmente lo saprai.

Vi faccio una confessione Shock. Faccio il navigator. Come sempre prima di raccontarvi qualcosa preferisco capire.

Ogni tanto vi racconto dei miei veri segreti. L’ultima volta vi avevo raccontato che facevo lo psicologo sociale al CARA di Mineo, poi andatevelo a leggere. Questo è il post. Sicuramente qualcuno si ricorderà.  (https://www.facebook.com/search/top/?q=cara%20di%20mineo%20scuzzarella&epa=SEARCH_BOX)

(https://www.scuzzarella.com/psicologo-sociale/)

In ogni caso, ad un certo punto della mia vita, qualcuno ha cominciato a ripetere PRIMA GLI ITALIANI, PRIMA GLI ITALIANI.

Non ha detto prima gli italiani belli, e non ha detto nemmeno prima gli italiani ricchi. Ha detto prima gli italiani tutti.

E vabbè, eccomi qua, a lavorare di nuovo NON  con i negri, brutti e sporchi. Ma con gli italiani poveri e prevalentemente ignoranti. Cama fari, u vo fari tu? Se ttà firi fallo.

Stavolta quindi vi racconto di quello che faccio come NAVIGATOR, di quello che mi piacerebbe fare e di quello che non posso fare.

Non so perché ma ho come la sensazione che tutti i lavori da sputtanare in Italia me li trovo io e sta cosa mi dispiace.

Premesso che non è colpa mia. Sono uno psicologo e aiutare le persone a STARE MEGLIO  è il mio lavoro. Sono uno psicologo e per me lavorare con le persone è come per un meccanico lavorare alla ferrari. Non ci posso fare niente.

La camurria è che per STARE MEGLIO dobbiamo necessariamente abitare consapevolmente e attivamente una società. Purtroppo è così. E facciamo sta cosa anche con il nostro lavoro. Come NAVIGATOR supporto le persone a fare sta cosa.

Ma torniamo a noi, io sono uno psicologo, ma tutti i navigator siamo, non solo psicologi, ma anche economisti e commercialisti, giuristi e avvocati, sociologi e compagnia bella.

Chiamarci Navigator sbuffuniandoci fa ridere e probabilmente fa sentire tutti un po’ all’altezza del ruolo. Tutti possono fare i navigator. Purtroppo non è così. Ho colleghi plurispecializzati e perfino dottorati di ricerca. Praticamente scienziati. Ora lo so che gli scienziati in Italia sono considerati quasi come la merda, ma questo è un altro discorso.

La verità è che i navigator sono tutte persone con i contro coglioni e dalle inopinabili competenze che offrono un servizio pubblico d’eccellenza. La popolazione interessata ne usufruisce GRATIS.

E la prima volta in Italia che un servizio TOP è GRATIS per il CITTADINO.

Siamo navigator, ma le persone hanno a disposizione professionisti indiscutibili. E siamo tutti navigator senza aver avuto nessun tipo di raccomandazione!

Ma torniamo a noi. Cosa facciamo?

Immagina di essere povero.

Fino all’altro ieri ti dovevi vergognare perché per la società, se lo eri, di fatto era colpa tua. Da ieri invece, la società ha ammesso parte delle sue colpe. Se sei povero è anche un po’ colpa tua, ma anche un po’ colpa della società.

Le nostre difficoltà economiche sono effetto del nostro disagio, non la causa.

 

In ogni caso nessuno si deve vergognare o arrabbiarsi, la vergogna è quella sensazione che possono provare i beneficiari se pensano di essere socialmente disapprovati. La rabbia la si può provare se si pensa che i beneficiari dormono e non fanno niente.

Questo è il primo errore, percepire il reddito di cittadinanza non significa percepire l’elemosina. Un atto caritatevole non chiede niente in cambio. Se do un euro a chi sta nel marciapiede, non mi aspetto che quello si alzi. Se prendo il reddito di cittadinanza invece firmo un vero e proprio contratto con la società che mi obbliga a fare cose. Sicuramente non posso più dormire o lavorare in nero.

Accendiamo il cervello e seguimi. La cause delle nostre difficoltà economiche sono sia personali sia contestuali.

In questo caso il contesto, cioè la società ha detto: “è anche un po’ colpa mia” e quindi per permetterti di risolvere i tuoi problemi, intanto ti supporto economicamente. Il supporto economico però non basta per risolvere la cosa nel lungo termine, per risolvere la cosa nel lungo termine devi anche metterti in discussione e capire cosa è andato storto nella tua vita.

Ricordiamoci che essere poveri non è la causa dei nostri problemi, ma l’effetto.

E possiamo essere poveri per due motivi fondamentali.

  • Abbiamo problemi di integrazione sociale.

Si, quando lavoravo al CARA lo dicevo già, vedete che l’integrazione sociale non riguardo solo gli immigrati. Riguarda ognuno di noi. E se ognuno di noi non capisce che essere socialmente integrati significa vivere dentro una società rischiamo una vita di isolamento o quantomeno ai margini da disadattati. È giusto, è sbagliato? Non lo so. Non sono un prete. Sono uno scienziato e noi scienziati ci raccontiamo come sono le cose, non come dovrebbero essere. Quindi è utile una vita da escluso? NO, perché diventi povero.

 

  • L’altra causa, più banale che determina criticità economiche è l’assenza di lavoro.

Per non essere poveri, è necessario quindi intervenire sulle cause.

Noi NAVIGATOR, sulla carta siamo chiamati ad intervenire solo quando le persone hanno difficoltà di inserimento lavorativo, la responsabilità dell’inserimento sociale dipende dai comuni e dai servizi sociali.

Ma qui viene il bello. La domanda da un milione di dollari è:

CHI TROVA LAVORO SI INTEGRA O CHI SI INTEGRA TROVA LAVORO? Se conosci la risposta, hai vinto il premio Nobel.

L’unica certezza è che ognuno di noi nella vita può improvvisamente trovarsi in difficoltà ed essere sbattuto fuori da tutto.

Il reddito di cittadinanza ha permesso alle persone di rientrare.

Ora, è facile dire i NAVIGATOR trovano il lavoro ai cristiani. Perché ormai siamo tutti cristiani.

Finalmente lavoro con i cristiani.

Comunque, anche qui. Certo che favoriamo l’inserimento o il reinserimento lavorativo delle persone ma anche in questo caso non è uno schiocco di dita. Prima di tutto dobbiamo capire quand’è che le persone trovano lavoro per creare quelle condizioni che ne favoriscono l’occupabilità.

E cos’è che hanno in comune le persone che lavorano? Cos’hanno in comune le persone che non lavorano?

Lo sai benissimo. Ma adesso ce le ricordiamo. È  tutta probabilità e non è solo una cosa. Come le previsioni del tempo, se si verificano determinate condizioni allora probabilmente piove. Non è che piove sicuro, è probabile che piova.

Tutti noi in automatico crediamo che quello che ci succede di brutto dipende da cause al di fuori dal nostro controllo. Purtroppo non è così. Ogni cosa dipende anche da noi.

La vita è una botta di culo, è ognuno di noi lavora anche per culo. Ma non solo. Ma magari non lo perde anche per lo stesso motivo.

Ognuno di noi nella vita potrebbe ritrovarsi di botto povero e aver bisogno di un supporto serio.

Se mio padre, dieci anni fa avesse perso il lavoro, che faceva? Sarebbe stato nei guai. E mia madre? Non ne parliamo. Mia madre, da casalinga a 55 anni, che lavoro avrebbe trovato se non aveva neanche un’email? Mia madre avrebbe dovuto sostituire i nigeriani nei campi di pomodoro?

E’ vero che abitare a Milano aumenta le probabilità di farci trovare lavoro, ma perché a Palermo alcune persone lavorano e altre no? Ok, alcune su raccumannate. E chi raccummanato non è? Come ha fatto?

Allora, altre cose che hanno in comune le persone che lavorano sono che sono maschi. Se prendiamo le persone occupate in Italia sono in maggioranza maschi. Ma questa non è solo una questione di pregiudizio, ma anche una questione culturale. Alcune donne credono che devono lavorare solo perché il marito non guadagna abbastanza e non sa prendersi cura della famiglia. Ma lasciamo stare sto discorso. Se fossi donna penserei a trovarmi un lavoro anche se mio marito fosse una brava persona con un lavoro decente.

Un’altra cosa che hanno in comune le persone che trovano lavoro è l’età, più si è giovani più è probabile di essere assunti. Un’altra sono le esperienze lavorative pregresse. Se ho fatto bene una cosa prima, probabilmente la rifarò. Ed un’altra ancora è la nostra formazione. Più nella vita ho imparato cose, più è probabile che io quelle cose le faccia per lavoro.

Cominciamo a capirci? Noi navigator, interveniamo sulle condizioni che aumentano la probabilità di far trovare lavoro alle persone. Non possiamo cambiare il genere, se sei donna rimani donna, non possiamo cambiare l’età, non possiamo cambiare il passato, ma ci impegniamo per cambiare il presente, cioè quello che puoi fare oggi. Quindi possiamo incoraggiare la formazione e possiamo incoraggiare il cambiamento del contesto. Praticamente o studi o te ne vai.

A meno che non c’è un’opportunità che asseconda le tue caratteristiche presenti.

Mi pare facile. E questi sono i fattori oggettivi. Esistono anche fattori soggettivi che abbassano la probabilità di trovare lavoro, il nostro livello di competenza reale? Il nostro livello di autonomia personale? Il nostro equilibrio emotivo? Ma a parlare di ste cose fidati. Ci infogniamo.

Quindi, i Navigator lavorano? SI, e fanno pure cose difficili e importantissime.

Un sacco di persone da invisibili e abbandonate ora esistono e con il piccolo supporto economico possono tornare ad avere un nome e un cognome.

Ti piace la cosa?

Lo sai qual è il problema? Che siamo pochi.

Lo sai qual è la cosa bella? Che dovevamo esistere prima. Quando si vedranno i nostri effetti? Fra un po’.

Come sempre ringrazio le mie cape per la fiducia che irresponsabilmente mi danno e stavolta dico grazie a Gabriella Randazzo.

 

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