Come diventare un manager? Come fare il Manager?

Parliamo di Manager. Chi sono i manager. Come si diventa Manager e cosa fanno i manager.

Siamo tutti Manager, nta M.

Non c’è Curriculum in cui non ci sia scritto capacità di lavorare in gruppo, coordinare gruppi di lavoro, orientamento al risultato e ottime capacità di gestione dello stress e di problem solving.

Tutte abilità di management.

Non solo a Palermo ma in tutta Italia, siamo tutti esperti e chiunque in Italia crede di poter fare il manager. Soprattutto chi ha un altro lavoro.

Dovremmo cominciare a capire che fare il manager è un lavoro e se sei un attimo medico, un ottimo ingegnere, un ottimo avvocato o un eccellente giardiniere, non necessariamente sarai un ottimo manager.

Fare il manager è un altro lavoro.

Andiamoci terra terra.

Ti ricordi di quando ci siamo raccontanti di cosa sono le competenze e delle cose che costituiscono l’identità professionale?

Ci siamo detti che il sapere, il saper fare e la motivazione sono fattori necessari per strutturare competenze solide e identità professionale.

Queste cose qui però servono a fare cose.

L’abilità di base di un manager però non è quella di fare cose ma di far fare cose:

Di far fare cose agli altri.

Prendendosi la responsabilità se gli altri non fanno le cose bene.

Possiamo chiamare i manager: capi, dirigenti, funzionari, responsabili, coordinatori, sindaci, assessori, camurrie o come volete voi. Non importa. L’importante e che sappiamo che sono tutti manager. Quello che cambia è il loro livello di responsabilità e di potere decisionale che gli si attribuisce.

Quello che hanno in comune è che sono li perché la quantità e la qualità del lavoro di altre persone dipende da loro e dalle loro competenze manageriali.

Mettiamoci in testa che fare il manager richiede competenze specifiche e competenze trasversali.

E accettiamo il fatto che a prescindere dalle competenze tecniche che il manager in questione possiede, le competenze specifiche per fare questo lavoro sono competenze psicologiche, cioè conoscenze necessarie a modificare e ottimizzare il comportamento delle altre persone. E quando i comportamenti sono finalizzati a raggiungere risultati specifici e attesi si chiamano prestazioni. Proprio come le prestazioni sportive.

Questo video potrebbe diventare quasi uno sproloquio, perché ho visto persone essere lavorativamente inquadrate come dirigenti ma che non avevano nessun subordinato assegnato. Ora va di moda dire social media manager, marketing manager, product manager, parole sparate così. Basta mettere la parola manager accanto ad un’altra parola a caso. Social media manager che si fanno le cose da soli nella loro cameretta. E ho visto pure ottimi professionisti essere dei pessimi manager.

Queste anomalie sono normate, ma sono anomalie. Cioè anche se previste dalla legge, non c’entrano un C***O.

Non è un segreto che alla regione siciliana ci sono manager senza gruppi di lavoro e non è un segreto che ottimi medici sono pessimi primari, quindi pessimi manager.

Questo è un problema giuridico determinato da vecchie logiche organizzative.

Ma fottiamocene. L’importante è che capiamo alcune cose. Cosa fa un vero manager.

Considera che molti lo sono per il semplice fatto che ci arrivano per intelligenza, per predisposizioni di personalità o per esperienza. Sempre se l’esperienza sbagliata viene punita. Altrimenti si continuano a fare le cose male credendo di farle bene.

Comunque…

se vuoi fare il manager comincia a considerare che ti servono abilità specifiche e queste abilità sono prevalentemente studiate dalla psicologia del lavoro.

Ai corsi di management si studia per un buon 70 percento, per tenermi basso, psicologia del lavoro. Praticamente il comportamento delle persone sui luoghi di lavoro.

Se vuoi fare il manager considera che puoi essere a capo di un settore o livello organizzativo più o meno specifico. Puoi essere sia il direttore generale, sia il direttore della produzione, del marketing, delle risorse umane, ecc…

Più sei specifico più ragionevolmente ti servono competenze specifiche nel settore di cui sarai responsabile.

Per capirci se sei un direttore generale o un sindaco puoi anche essere un filosofo. Ma se sei a capo di un dipartimento che puoi chiamare anche assessorato o unità di produzione devi essere un esperto di quella cosa lì.

In un altro video parleremo della differenza che vi è storicamente tra manager privati e medici pubblici ma qui inevitabilmente l’accenneremo, perché cambia proprio l’approccio alla funzione.

Considera che un manager privato lavora per obiettivi. O li progetta lui o firma quelli che qualcun altro prevede in ogni caso la sua presenza sta lì per presidiare gli obiettivi e favorirne il raggiungimento. Non si scappa.

Un manager pubblico no. O meglio, dovrebbe essere così pure per legge, la realtà però continua ad essere ben diversa.

Se vogliamo essere pignoli possiamo cominciare a dire che ogni organizzazione ha la sua cultura:  cose complicate. Cioè la cultura organizzativa. Si fanno studi apposta di sta cosa. La cultura organizzativa è quella cosa che favorisce o ostacola i comportamenti delle persone nei luoghi di lavoro. Ed esattamente come in ogni altro posto la cultura è fatta di valori. In una cultura organizzativa orientata prevalentemente al risultato, le persone devono raggiungere risultati. In una cultura organizzativa orientata prevalentemente alla norma, le persone devono rispettare le regole. Ti si è accesa la lampadina? Adesso hai capito perché nella pubblica amministrazione ti viene risposto la norma prevede oppure non rientra tra le mie responsabilità.

Comunque, cosa devi fare se vuoi fare il manager?

Te l’ho detto. Devi essere capace di far fare agli altri cose. Come le fai fare ste cose? Le tue abilità tecniche devono essere quelle di essere capace di gestire risorse per ottimizzare il raggiungimento dei tuoi obiettivi, devi gestire budget, quindi soldi, devi ottimizzare il posto dove il tuo gruppo di lavoro lavora ma soprattutto devi gestire persone. Per questo parliamo di gestione delle risorse umane. Il tuo compito è quello di far capire alle persone quello che devono fare e perchè, assecondando il livello di competenza dei tuoi collaboratori. Guardati il video sui livelli di competenza. Più il livello di competenza dei tuoi collaboratori è alto, più devi accettare e capire che magari quelli alcune cose le sanno fare meglio di te. Ma è giusto così. Il tuo lavoro non è fare cose, ma farle fare agli altri. Se invece il livello dei tuoi collaboratori è basso, allora gli devi dire esattamente cosa devono fare e come, praticamente gli servono istruzioni. Pensa che addirittura agli operatori di mc donald dicono: “e sorridi”.

Quindi devi gestire risorse e coordinare persone. Pensa ad un allenatore di Calcio, la partita la fanno i calciatori. L’allenatore sa che giocano gli altri. Non ha manie di protagonismo ne tanto meno crede che se c’era lui davanti la porta segnava. Il suo compito è un altro, fare in modo che quello che deve segnare si trovi davanti la porta.

La cosa più difficile che devi fare se sei un manager è non fare litigare tra loro i tuoi collaboratori. Sembra facile. Fallo. Devi anche saper mediare e valorizzare il più possibile ognuno di loro. E sta cosa è difficilissima. Soprattutto se non te li sei scelti tu ma te li sei trovati.

Qualche volta ci sono passato.

E adesso la parola chiave che tutti spariamo a muzzo: ORIENTAMENTO.

Orientamento al risultato, orientamento al valore, orientamento a sto BIIIIIP.

Orientamento a che se manco sai come si stabiliscono degli obiettivi. Discorso chiuso.

Però sappiamo tutti qual è il giusto stile di coordinamento dei gruppi di lavoro: Devi essere autorevole ma non autoritario. Mamma mia. Le poesie da bancarella. Frasette che rimangono frasette.

Ho visto un video della Meloni in cui squittiva e petulava sulla task force. Diciamoci sta cosa. Le task force servono quando un’emergenza non prevista ha bisogno di un intervento urgente per risolvere un problema subito. Chi l’avrebbe risolto, la meloni con i suoi collaboratori? Storicamente le task force sono formate per definizione dai Rambo per rovesciare un dittatore in una notte. Ci arrivi al concetto?

Non parlo con te. Parlo con la Meloni.

Comunque, la domanda da un milione di dollari è:

“perché dovresti comandare tu?”

Considera che se vuoi fare il manager di fatto comandi. E chi comanda detiene potere.

Chi te lo dà questo potere? Sempre gli altri. Ma perché te lo danno?

Te lo danno per tanti motivi:

  • Sei più ricco (potere economico);

Li paghi e fanno quello che dici. Considera che se fanno quello che dici solo perché li paghi, raramente ti diranno che gli stai facendo fare la cosa sbagliata. Soprattutto se sei stronzo;

  • fanno quello che dici tu, perché sei più forte fisicamente e hanno paura che casomai li scanni (POTERE MILITARE). Ne dubito, a meno che non sei un boss criminale;
  • Forse fanno quello che dici tu per tradizione, perché è sempre stato così (potere tradizionale da tribù), hanno sempre ubbidito perché si è sempre obbedito a quelli come te. Ma a meno che non sei il papa, mi pare strana pure questa possibilità;
  • detieni il potere normativo (SEI UN POLITICO?). C’è scritto che bisogna obbedirti. Mah. Tutte fesserie. La carta conviene solo quando le cose non si vogliono fare. Anche perché quello che c’è scritto di fare raramente si fa;

Forse allora dovremmo cominciare a capire che le persone devono fare quello che dici tu, perché tu sai che quello che dici tu è corretto e utile (POTERE TECNICO).

 

 

 


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