Un patto di inclusione sociale

Se chiediamo ad un Ebreo quali sono le tre Religioni più importanti del mondo, probabilmente risponde: “la religione islamica, la religione cristiana e la religione ebraica”. Peccato che gli islamici sono 2 miliardi; i cristiani 2 miliardi e mezzo e gli ebrei 13 milioni.  Anche noi forse risponderemo allo stesso modo senza considerare che gli induisti sono un altro miliardo e i buddisti quasi.

I Siciliani  hanno più o meno lo stesso atteggiamento quando credono che la Sicilia è il centro del mondo è che tutto quello che conta è qui. Eppure anche noi siamo 6 milioni, rispetto ai 7 miliardi di persone di questo pianeta.

L’autoreferenzialità appartiene ai regimi e agli imperi: qualcosa non ci è chiaro o sta andando storto.

Qualcosa in comune ai regimi forse l’abbiamo: l’isolamento territoriale e la deprivazione culturale.

Ieri ho visto un documentario che raccontava in che modo le persone, durante il regime comunista di Ceausescu (Ciaucescu) in Romania, facevano di tutto per recuperare i film americani e guardarli di sgarrubbo.

Consideriamo che ogni regime tende ad isolare le persone in modo da privarle delle condizioni che possano promuovere comportamenti che allontanino le persone dalle credenze promosse e quindi dal regime stesso. Ogni regime è in qualche modo una gabbia cognitiva. Di fatto i Romeni degli anni 70 ed 80 erano dei disadattati; ma tanto erano disadattati quanto erano intelligenti.

Immagina di vivere in una famiglia convinta di essere la migliore famiglia del mondo. Immagina che tuo padre ti dica tutto il giorno che tutto ciò che ti dà è tutto ciò di cui hai bisogno. Immagina di sentirti ripetere tutto il giorno che le altre famiglie sono brutte famiglie e che gli altri genitori sono delle cose inutili.

Immagina che i tuoi genitori ti proibiscano, non solo di frequentare gli altri bambini, ma anche di poterli guardare dalla finestra. Adesso immagina di avere 20 anni e di essere cresciuto in una famiglia simile. Al massimo hai giocato con i tuoi cuginetti che comunque i tuoi genitori non evitano di criticare.

Secondo te: Cosa pensi?

Secondo me hai due alternative:

  • O condividi in pieno tutto ciò che i tuoi genitori ti hanno insegnato;
  • O non ne puoi più e pensi che i tuoi genitori sono degli str*nzi che devono morire.

Da cosa dipendono queste due cose? DALLA TUA INTELLIGENZA.

L’intelligenza è quella funzione psicologica che ci permette di riconoscere i nostri bisogni  e di metterci nelle condizioni di soddisfarli. Nelle società, la condizione di soddisfarli passa dalla capacità di saperli comunicare adeguatamente agli altri.

Ad un certo punto, negli anni ’80 in Romania, con l’invenzione dei video registratori, si sono cominciati a diffondere clandestinamente i film americani.

I romeni quindi hanno cominciato a vedere che non necessariamente dovevano mangiare patate. Con i film avevano scoperto che in altre parti del mondo le persone mangiavano pure caviale.

Guardando i film hanno scoperto che le macchine non dovevano essere per forza ferri vecchi arrugginiti ma che addirittura esistevano le Ferrari.

Ma la cosa più assurda che hanno capito e accettato era che le persone potevano essere uniche e non per forza tutte uguali.

Hanno scoperto che una singola persona poteva fare la differenza con la sua determinazione ed il suo coraggio. E assurdo, ma sta cosa l’hanno scoperta con i film di Rocky e di Rambo.

Se avete la possibilità, guardatevi sta documentario, il titolo è “Chuck Norris VS il communism” su NETFLIX.

Per capire cosa significa inclusione ed integrazione sociale è un ottimo documentario.

Ci siamo già detti da qualche parte che integrarsi socialmente è un comportamento attivo, consapevole e responsabile. Ognuno di noi deve integrarsi nella società che abita ed essere integrato significa diventare un membro produttivo della società, per il semplice fatto che la società ci migliora e in cambio si aspetta che la miglioriamo. Sappiamo però, oggi più che mai, che in un mondo globalizzato, la nostra integrazione sociale avviene su più livelli dal più locale al più globale.

Non basta, anche se rimane fondamentale, vivere il nostro quartiere. Dovremmo allo stesso modo capire come funziona il mondo.

I romeni degli anni 80 vivevano una società “inclusiva”. Non dovevano preoccuparsi di niente perché il regime pensava a tutto. Almeno sulla carta. Come un po’ vuole farci credere il sindaco di Palermo quando dice di aver vinto il premio Nobel per la città più inclusiva d’Europa.

Ma cosa intendono questi signori per “società inclusiva”. Intendono che nessuno ti mette da parte se spari fesserie?

Una società davvero inclusiva è una società che permette alle persone  di sviluppare il loro potenziale, mangiare patate ormai è scontato.

I Romeni di quegli anni con i film americani avevano semplicemente capito che i loro bisogni non erano quelli che Ceausescu gli suggeriva; ma piuttosto che i bisogni di ognuno di noi, quando siamo sazi, sono diversi. E quando ad un certo punto scopriamo che quello di cui ho bisogno io e diverso da quello di cui hai bisogno tu, allora cominciamo ad usare una nuova parola: “DESIDERIO”.

Abbiamo quindi scoperto che una società inclusiva non è quella che permette di soddisfare bisogni, ma piuttosto quella che permette di soddisfare desideri.

Torniamo quindi ad immaginare di avere quella famiglia che ci raccontavamo all’inizio. Come giudicheresti allora quel signore se fosse davvero tuo padre? Quello che ti ha sempre raccontato che le patate sono le cose più buone da mangiare? Immagina come cambierebbe la tua vita se incontrassi qualcuno che ti insegnasse a fare i cannoli.

Questo è come vedo io l’integrazione sociale oggi.

Non basta più dire che viviamo l’isola più bella del mondo, solo perché il giornale che si chiama SICILIA OGGI ce lo dice. Questo ha lo stesso valore della propaganda Romena. Ogni giorno sui giornali locali leggo i proclami dei nostri amministratori: “viale regione a 4 corsie” e poi manco ci sono le strisce bianche a terra. Oppure: “raccolta differenziata al mille per cento” e poi uscendo di casa, attraversiamo un portale extradimensionale e ci ritroviamo in India.

Dovremmo parlare già tutti inglese e invece c’è chi ci dice di non dimenticare le nostre origini e che a scuola dovremmo studiare il Siciliano.

Fidatevi di me, dovremmo tornare tutti alle scuole medie solo per dire alle nostre professoresse di inglese che avrebbero meritato il licenziamento in tronco.

Ecco quale dovrebbe essere il patto di inclusione sociale: impegnarci a diventare tutti un po’ astronauti.

Dovremmo essere tutti un po’ più astronauti. E quando dico Astronauta non intendo astronauta ma astronauta.  Guarda il Video sotto :)

 


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