Le persone vorrebbero andare dallo psicologo ma lo psicologo costa e le persone non hanno una lira.

Ancora oggi, luoghi comuni vogliono che andare dallo psicologo è per pazzi o per ricchi capricciosi. Secondo l’opinione, le persone normali non possono andarci; ed effettivamente non lo fanno o per vergogna o per soldi. Se ci vai, non dirlo, se no devi ammettere che o sei pazzo o sei viziato.

In realtà andare dallo psicologo fa bene e basta.

Ieri ho visto un servizio alle iene su una ragazza sepolta dalla propria spazzatura in casa.

Hanno definito il problema barbonismo domestico. La metafora rende tantissimo. Io direi semplicemente che la ragazza era profondamente depressa.

Tutto è cominciato quando non ha raccolto la prima scatola caduta per sbaglio sul pavimento. Ad un certo punto l’appartamento era una discarica.

Lo so che il motivo non è il primo scatolo a terra ma il perché quella prima scatola a terra non è stata mai raccolta. Il problema non è la scatola a terra; il problema è: “ perché alcune persone sottovalutano una scatola a terra fino a perdere il controllo della propria vita? Cosa succede?”.

Per questo mi è venuto in mente di scrivere sto contributo qui.

Sono tantissime le persone che nella loro vita hanno pensato, in tempo utile, di andare dallo psicologo.

E sono altrettante le persone che per motivi economici rinunciano alla possibilità di intervenire credendo che le cose cambieranno da sole. Tanto è solo una scatola. Poi la prendo. Poi le scatole sono due, tre, ecc… ecc… fino a quando non si può più camminare e non ci si ricorda nemmeno come ci si è ridotti in quel modo. Ognuno di noi ha le proprie scatole a terra e ognuno di noi sa di cosa stiamo parlando e quali sono le nostre scatole.

Fare lo psicologo per me è un lavoro, un lavoro che mi piace e per il quale ho investito tantissimo.

Molti si definiscono: “un po’ psicologo”, io no.

Lo so, è brutto dire: “mi dispiace ma le suggerirei di rivolgersi al servizio pubblico”, ma se non facessi così il costo che pagherei sarebbe davvero alto.

Partiamo dall’inizio. Ogni volta che vengo contattato, giustamente mi si chiede: “ok, quanto costa?”; all’inizio mi imbarazzava dirlo e facevo il primo incontro gratuitamente. Adesso rispondo secco:“50 euro ad incontro”, eccezioni a parte in cui posso considerare la possibilità di concedere un piccolo sconto in caso di reali difficoltà economiche.

A Palermo mi sembra un costo ragionevole, alcuni psicologi a Palermo chiedono di meno, qualcun altro chiede di più. A me sembrano ragionevoli 50. E vorrei raccontarti perché.

Banalmente la risposta più ovvia è che sul mio lavoro ho investito soldi e soldi mi aspetto in cambio. Siamo nell’ordine dei 30000 euro.

Gli psicologi in generale spendono tantissimo in formazione post laurea. Nel mio caso è andata sinteticamente così:

  • Laurea triennale in psicologia clinica (3 anni più due anni di fuori corso J , mi piaceva troppo dormire, uscire e divertirmi;
  • Laurea magistrale in psicologia sociale e del lavoro (2 anni, ma ho impiegato un anno e mezzo);
  • Master in progettazione sociale per gli interventi di comunità (un anno);
  • Master in gestione delle risorse umane e direzione del personale (un anno)
  • Scuola di specializzazione in psicoterapia cognitiva comportamentale (4 anni);

Nel frattempo ho intervallato tutto con vari tirocini, ad esempio quello post laurea dura un anno e senza non si può partecipare all’esame di stato per l’abilitazione all’esercizio della professione di psicologo.

Nel frattempo ho sempre lavorato o lavoricchiato: sono stato promoter philips da Grande Migliore e da Li Vorsi  i fine settimana della triennale. Sono stato callcenterista in varie aziende, Telecom compresa; ho fatto volantinaggio, il giardiniere, accompagnavo bambini a scuola, assemblavo pc, facevo siti internet, ecc… ecc…

Per questo le mie parole quando lavoro costano e sono diverse da quelle che dico quando non lavoro.

Mi viene da ridere quando le persone pensano che il mio lavoro sia facile perché tutti sappiamo dare buoni consigli. Eppure solo chi fa lo psicologo davvero sa che questo lavoro a differenza degli altri non diventa mai facile: ogni persona è diversa e ogni richiesta è unica se pur riconducibili a condizioni più generali.

L’intervento è tecnico. Ogni psicologo bravo sa che il risultato dipende equilibrando bene quello che si inventa e quello che si sa. Se sa poco e inventa molto fallisce. Se sa tanto e “inventa” poco fallisce.

Questo lavoro rientra perfettamente nei servizi e come in tutti i servizi senza la giusta collaborazione non ci sarà mai un lavoro di qualità. Per quanto un cameriere possa essere addestrato dalla regina Elisabetta in persona, se riceve un cliente maleducato, il massimo che può fare è restare in silenzio.

È facile credere che per un’ora 50 euro non sono pochi, soprattutto se diventano 200 euro al mese;  ci stanno comunque dentro tasse, previdenza sociale, assicurazione, affitto di studio, ecc…ecc… e comunque la verità è che noi psicologi i nostri clienti li pensiamo. Quando ci prendiamo carico della sofferenza di qualcuno e della relativa soluzione, noi ci prendiamo “pensieri” che trascendono l’ora trascorsa in studio. Quando vendevo televisori, appena uscivi dal negozio non mi ricordavo nemmeno la tua faccia, da quando faccio lo psicologo ogni giorno non posso fare a meno di pensare ai miei clienti, ai progressi, agli errori, ai rischi e ai successi.

Si trascura tantissimo il fatto che l’integrazione sociale è un problema che riguarda ognuno di noi.

Crediamo che riguardi solo gli immigrati. Ognuno di noi vive una grande sfida con la società: vivere dentro la società ed essere integrati, o vivere fuori la società ed essere esclusi. Ecco, avere problemi psicologici aumenta il rischio di venire dimenticati da questa società e di rimanerne esclusi.

Per questo mi chiedo:

“se c’è di fatto tutto questo bisogno di psicologia e di psicologi preparati e competenti, perché la società, attraverso le sue istituzioni, non rende più accessibili gli psicologi?”

Perché la nostra società interviene solo quando la persona vive gravi disagi da dover intervenire con ricoveri psichiatrici e psicofarmaci anziché evitare che possa essere raggiunto l’eventuale punto di non ritorno?

Mi sembra ovvio, se già il contesto economico è povero e le risorse individuali compromesse, come deve fare una persona a permettersi lo psicologo se a malapena ha i soldi per campare?

Secondo me bisognerebbe seriamente pensare di convenzionare psicologi privati col sistema sanitario nazionale. La società ne beneficerebbe in termini di risparmio reale rispetto ai ricoveri e in ritorno economico e valore aggiunto grazie al produttivo reinserimento sociale.

Per capirci:

  • Oggi mi succede una cosa brutta e divento profondamente triste o ansioso;
  • Domani sono ancora triste e ansioso;
  • Fra 6 mesi lo sono ancora;
  • Chiamo uno psicologo ma non posso permettermelo;
  • Non ci vado;
  • comincio a prendere psicofarmaci
  • Fra un anno sono clinicamente depresso;
  • Perdo il lavoro;
  • prendo sempre più psicofarmaci;
  • Perdo amici e la mia famiglia non mi sopporta più;
  • Vengo ricoverato e costo X euro al giorno allo stato o alla regione;
  • Continuo a prendere sempre più psicofarmaci;
  • Dopo 3 anni ho il cervello fritto e sono ormai incapace di campare decentemente;
  • I ricoveri sono ciclici;
  • Lo stato continua a spendere ed io continuo a stare male.

Oppure:

  • Oggi mi succede una cosa brutta;
  • Fra 6 mesi sono ancora triste o ansioso;
  • Chiamo uno psicologo convenzionato;
  • Fra un anno ho ancora un lavoro, famiglia e amici;
  • Sono tornato a stare bene e ad essere un membro produttivo per questa società.

 

Cosa vi sembra più utile e più intelligente da fare? Per questo motivo si discute l’istituzione di uno psicologo di base ma a qualcuno non conviene.

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