Tu riesci a capire come stai e perché? Riesci a capire come stanno gli altri? Sei empatico?

Apposto? apposto.

Questa parola ha sostituito direttamente la domanda e la risposta. Apposto? Tutto apposto.

Ma come stai? Bene, male? Neanche bene e male sono risposte. Quando ti chiedo come stai, voglio sapere come stai. Cosa provi. Sei preoccupato e provi ansia? Sei triste? Sei arrabbiato? Cosa provi. Ti annoi? Che tu riesca a capire come stai davvero è importante: soprattutto per te.

La cosa grave è che forse non lo sai neanche tu. Essere nervosi non significa niente. Sono nervoso. Ma che vuol dire. Quando le persone mi dicono: “sono nervoso” la prima cosa che faccio è capire cosa vogliono dirmi davvero. Essere nervosi presuppone una generica condizione di tensione emotiva. A Palermo si dice “sugnu niirbusu”. Lo diciamo quasi per tutto. Ok, ma cosa proviamo. Apposto? Apposto.

Oggi si parla tanto di empatia e della necessità che le persone siano empatiche. Tutti dicono: “ci vuole empatia”; “l’empatia è diversa dalla simpatia”. Aspetta un attimo. Ora ci arriviamo.

Sono stressato. Altra espressione abusata. Siamo tutti stressati. Lo stress non è altro che uno stato generico di tensione emotiva. Ogni volta che la nostra mente ci dice: “devi fare qualcosa” e non sappiamo esattamente cosa fare, in quanto tempo e come, allora ci sentiamo stressati. Poi ne parliamo.

Allora, come stai.  Se non capisci come stai tu, come puoi capire come stanno gli altri.

Solo quando le persone hanno un problema neurologico riguardante la capacità di regolare e riconoscere la propria emotività è accettabile che dicano: “sono nervoso”. Anche se piano piano, si impara anche in questi casi a descrivere le proprie sensazioni attraverso il riconoscimento dei propri pensieri. Essere poco capaci di saper descrivere la propria emotività è in realtà, molto spesso, un problema educativo. Noi impariamo a dire: sono nervoso, sono triste, sono arrabbiato; e impariamo anche quando esserlo e come esprimere le nostre sensazioni sulla base di quello che ci hanno insegnato i nostri genitori. Sono i nostri genitori che riconoscendo i nostri stati emotivi quando siamo piccolissimi, cominciano a sostituire quelle sensazioni con le parole giuste. Almeno si spera. Capita invece, che alcuni genitori possano uscirsene con generici: “è nervoso”. Altri ancora invece possono inibire l’espressione emotiva, considerandola qualcosa di poco accettato e socialmente compromettente.

Allora, torniamo a noi, ogni volta che stiamo bene o che stiamo male facciamo riferimento a condizioni emotive di benessere o di malessere; di sensazioni piacevoli o spiacevoli. Non si scappa. Anche quando ci rompiamo una gamba e diciamo di stare male perché abbiamo una gamba rotta in realtà stiamo descrivendo un nostro stato emotivo determinato dalla gamba rotta.

Come ti fa sentire quella gamba rotta: arrabbiato? Triste? Preoccupato? Addolorato? Vergognato?

Adesso parliamo di gamba rotta, ma tu sai di che stiamo parlando veramente. Lo so.

Cominciamo a capirci. Giusto? Intanto ti invito a leggere gli altri approfondimenti del sito: cos’è la depressione? Cos’è l’ansia? Cos’è il panico? Cos’è la rabbia? Ecc…

E quindi, l’empatia?

L’empatia è fondamentale per migliorare le nostre relazioni, il nostro benessere e la nostra qualità della vita.

Tutti ci dicono che l’empatia è quella capacità di riconoscere le emozioni altrui anche quando non le stiamo provando noi. Tutti dicono che l’empatia è quella capacità di sentire quello che provano gli altri senza però identificarci. Con l’identificazione è simpatia. Simpatia significa etimologicamente “soffrire con…”, praticamente siccome proviamo la stessa cosa e pensiamo la stessa cosa allora ci facciamo simpatia. E l’empatia?

L’empatia è solo un sistema di decodifica degli stati emotivi altrui.

Se riusciamo a capire lo stato d’animo altrui e la relativa emotività possiamo non solo essere di maggiore supporto ma possiamo anche anticiparne i comportamenti.

Se sono empatico capisco esattamente come ti stai sentendo e perché, ciò non significa che devo condividere ed essere d’accordo con te. L’importante è che capisco cos’hai. Fondamentale. Capire cosa provano le persone è fondamentale per non incorrere a fraintendimenti ed ulteriori disagi o conflitti.

Ma perché c’è questa mancanza di empatia in giro? Prima di tutto perché, a volte, le persone hanno difficoltà a riconoscere e descrivere i loro personali stati emotivi. Secondo, se hanno questa difficoltà, figuriamoci se sono capaci di riconoscere e descrivere quelli altrui.

La psicologia cognitiva studia il pensiero che determina comportamenti ed emozioni. Ad esempio,

Molto sinteticamente:

  • Sei triste quando pensi di aver perso qualcosa;
  • Sei ansioso quando pensi che qualcosa potrebbe andare storto;
  • Sei arrabbiato quando pensi che qualcuno ha violato una regola;
  • Ti vergogni quando temi che qualcuno possa disapprovarti;
  • Provi gioia quando pensi di aver avuto una cosa in più;
  • Sei sorpreso quando pensi che sia capitato un evento positivo inaspettato;
  • Sei geloso quando pensi che qualcosa di solo tuo possa essere usato o danneggiato dagli altri;
  • Sei invidioso negativamente quando pensi che qualcuno sta godendo di qualcosa che non si merita e tu che te la meriti invece non ce l’hai;
  • … ecc…

Allora, quello che posso suggerirti è. Prima di tutto impara a capire come stai tu davvero. Solo così puoi cominciare a capire come stanno gli altri e perché stanno in quel modo.

Questo è l’inizio per cominciare a stare davvero bene e migliorare la qualità della propria vita.

Il secondo passo è cominciare ad impegnarsi attivamente, costantemente e consapevolmente con azioni specifiche in una dimensione specifica della qualità della vita.

 

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